Per una politica di sostegno all’avvio
della space economy
di Adriano Autino
(articolo tratto da www.tdf.it)

Declino industriale e drammatica insufficienza delle scienze terrestri

Che il nostro pianeta madre sia diventato molto piccolo ormai non è più un concetto esclusivamente condiviso da pochi romantici cresciuti a “latte ed Asimov”. Anzi, a voler essere sinceri, anche il caro dottor Asimov – che pure vanta una notevole produzione di testi scientifici e di analisi del futuribile in chiave storico-sociologica – e con lui tanti pur bravissimi scrittori di fantascienza del secolo scorso, hanno raramente appena sfiorato tale concetto. Mentre per le generazioni del nuovo millennio esso sta lentamente diventando una piena consapevolezza.

Che tale consapevolezza si traduca in iniziative in una direzione umanamente etica non è, ovviamente, affatto scontato. Anzi, possiamo affermare senza tema di smentite che, nel secondo semestre 2006, questo è ancora poco più di un sogno. Infatti la nostra civiltà, sempre più pressata tra la limitatezza delle risorse materiali ed energetiche di questo pianeta e le esigenze di sviluppo industriale dell’intero continente asiatico, sempre più sembra avviata su strade già percorse in passato, quelle del ricorso alla violenza, per accaparrarsi le (scarse) risorse esistenti. La concezione della guerra come risorsa di sviluppo, invece di dissolversi nelle retrospettive storiche, sta tornando ad informare purtroppo la politica delle nazioni più potenti del pianeta.

In un clima di totale relativismo etico si discute, o più spesso nemmeno si discute, di diverse “opzioni”, come se fossero tutte equivalenti: il declino industriale, altrimenti detto “soft landing”, visto con grande simpatia da molte correnti retrograde; lo sviluppo, invocato ed al contempo temuto, per i guasti ambientali cui sembra indissolubilmente legato; lo sterminio, legittimato purchè sia un’istituzione statale a deliberarlo, e non un singolo cecchino che spara da un tetto sui passanti; l’indifferenza, forse l’opzione maggioritaria, nel cosiddetto occidente avanzato. Ancora pressochè ai margini della maggior parte delle discussioni, specie in Europa, si colloca la cosiddetta “opzione spaziale”.

Ma, per chi ha fatto una scelta etica a favore dell’umanità, e considera prioritari i diritti e gli interessi di tutti e di ciascuno degli ormai quasi sette miliardi di umani che popolano il nostro pianeta, l’opzione extraterrestre non può essere considerata solo un’opzione. È invece l’unica strada che può garantire alla società terrestre, diventando una società solare, l’accesso alle incalcolabili risorse energetiche dell’energia solare raccolta nello spazio ed alle incalcolabili risorse materiali della Luna, degli asteroidi, di Marte e del nostro Sistema Solare, permettendo quindi lo sviluppo pieno e libero, senza restrizioni, per centinaia di miliardi di umani. Un mercato enorme, in continua crescita, per millenni a venire, vera piattaforma sociale ed economica per uno sviluppo civile e culturale di cui riesce difficile persino immaginare la portata. Riesce invece fin troppo facile immaginare il contrario: se la “torta” dell’economia non cresce – e se il mondo rimane chiuso sicuramente non crescerà più, se non episodicamente – la civiltà non potrà che ripiegarsi su se stessa, e scivolare più o meno velocemente nell’involuzione della barbarie, dell’autoritarismo e della competizione feroce, per l’accaparramento delle risorse sempre più scarse, in un ambiente sempre più degradato da tutti i punti di vista.

Lo sviluppo delle scienze terrestri – posto che non soccombano presto sotto la marea neo-medievalista che avanza impetuosa – potrebbe certamente risolvere temporaneamente qualche problema, creando alcune effimere aree di sviluppo, anche in assenza di una decisa strategia di espansione extraterrestre. Ma sarebbe pur sempre uno sviluppo coatto, destinato comunque ad arrestarsi dopo qualche decennio, di fronte a quei “limiti dello sviluppo” che Peccei ed il Club di Roma avevano già individuato (peraltro senza essere capaci di guardare oltre!), fin dagli anni 70 del secolo scorso. Quindi anche le scienze terrestri, se vogliamo che la loro storia continui, dovranno evolvere al più presto, diventando scienze spaziali.

L’alternativa si va delineando sempre più chiaramente. Da una parte, se il mondo resta chiuso, si profila un olocausto di proporzioni tremende. Contrariamente a quanto sperano coloro che neppure tanto segretamente supportano questa opzione, dimezzare il numero degli umani su questo pianeta non risolverà il problema (ammesso che i superstiti fossero poi in grado di riaversi da una colpa talmente gigantesca). La catastrofe demografica si porterebbe dietro la bancarotta di tutti i mercati, la fine dello sviluppo tecnologico e di quella scienza che siamo erroneamente abituati a considerare immortale. Ma nulla è immortale, ed il ritorno al medioevo o all’età della pietra è sempre possibile, se si pensa al periodo estremamente breve, su scala evolutiva, dell’era moderna. Dall’altra parte, se si permetterà alla space economy di nascere e di svilupparsi, l’umanità ha di fronte un orizzonte di sviluppo praticamente illimitato, la possibilità di eliminare completamente la fame ed il sottosviluppo, non mediante lo sterminio dei poveri, ma mediante la crescita sociale ed il benessere per tutti. Nell’espansione extraterrestre sta quindi l’unica possibilità concreta di realizzare l’utopia di una società totalmente libera, socialmente giusta e totalmente inclusiva. Utopia sempre promessa e mai mantenuta sinora, da tutte le ideologie politiche, sia liberiste, sia collettiviste. Ovviamente, siccome l’uomo ha dovuto imparare a proprie spese che nulla gli viene mai dato gratis, anche l’opzione diametralmente migliore, quella del mondo aperto, ha un costo: dobbiamo essere disposti a cambiare. Fuori dal pozzo gravitazionale del nostro pianeta cambieremo molto, sia fisicamente sia culturalmente. Neppure possiamo oggi dire quanto. Ma è l’unica via che ci consente di conservare il nostro stato umano, ed anzi di progredire verso una condizione pienamente umana, lasciandoci finalmente alle spalle i comportamenti feroci dell’assassinio e dello sfruttamento bestiale, che hanno caratterizzato purtroppo tutta la nostra storia terrestre.

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