23 ottobre 2009

Si è tenuta per la prima volta in Italia - al Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo, dal 15 al 17 ottobre 2009 - la IX European Mars Society Convention, l’annuale conferenza europea delle delegazioni europee della Mars Society.
La IX European Mars Society Convention ha focalizzato la sua attenzione su alcuni punti degli attuali studi scientifici riguardanti il pianeta Marte ed in particolar modo sull’avanzamento del programma di esplorazione del Pianeta Rosso. La convention ha visto la partecipazione di numerose autorità del panorama scientifico internazionale, rappresentanti di diverse aziende legate al mondo della ricerca aerospaziale e delegati di diverse delegazioni internazionali della Mars Society.
Tra gli speaker intervenuti: Robert Zubrin, presidente e leader della Mars Society; Giovanni Bignami, astrofisico e divulgatore scientifico, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana; Gennaro Russo, Responsabile dei Programmi Spaziali del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA); Luigi Fusco del Direttorato Osservazione della Terra dell’ESA; Giancarlo Genta, Professore di Progettazione e Costruzione di Macchine presso il Politecnico di Torino; Franco Bernelli del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Milano; Alberto Della Torre della Carlo Gavazzi Space S.p.a; Giorgio Bianciardi, ricercatore dell’Università di Siena; Richard Heidmann, Mateusz Józefowicz e Jürgen Herholz, della delegazione francese, polacca e tedesca della Mars Society.
Contestualmente alla conferenza si è svolta anche la presentazione dell'edizione italiana di The Case for Mars di Robert Zubrin.

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Con il patrocinio di:

Associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie ICT per lo spazio
 Associazione italiana PMI per l'aerospazio
1 settembre 2009

La Mars Society USA cerca i futuri membri dell'equipaggio della IX Mars Desert Research Station - una delle quattro stazioni di ricerca Mars Analog ubicata nel deserto dello Utah - prevista dal 14 novembre 2009 al 18 aprile 2010.
Entrata in funzione il 7 febbraio 2002, la Mars Desert Research Station è la simulazione di una base marziana realizzata per studiare le problematiche legate alla sopravvivenza dei primi esploratori sul Pianeta Rosso. La base è costituita da un modulo abitativo o "hab" - un cilindro di otto metri di diametro suddiviso all'interno in due piani - un osservatorio astronomico ed un modulo serra.
Se anche voi volete prendere parte ad uno dei progetti di simulazione spaziale più importanti e conosciuti al mondo, inviate il vostro curriculum all'indirizzo email:
mdrs-applications@marssociety.org e compilate la candidatura online entro il 15 settembre 2009.

Gli obiettivi dei progetti 2009-2010 saranno:

  • Raccolta di campioni di estremofili per un progetto in corso di ricerca scientifica;
  • Raccolta di campioni di terreno per uno studio in corso sull'impatto ambientale;
  • Studi medici EVA (Extra-vehicular Activity) non invasivi per la misurazione degli effetti delle attività extraveicolari sulla salute;
  • Studio in corso sul cibo in cooperazione con il JSC sotto la supervisione del Dott. Kim Binsted dell'Università delle Hawaii

Per ulteriori info leggi qui.

24 luglio 2009

Mars Society President Robert Zubrin has been invited to testify before the final public meeting of the Augustine Commission, which will be held on August 5 in Washington, DC.
The Commission, which has been tasked by President Obama with reviewing NASA's human spaceflight program and presenting possible policy options moving forward, recently put out a request for comments on their document Exploration Beyond LEO: Process and Progress.
Mars Society
members are strongly encouraged to submit comments in favor of the Mars First option presented in that document, which "is a plan to exclusively pursue human exploration of the Mars as fast as possible, without using the Moon as a first destination."
More details on the meeting
will be made available on the Commission's web site (which currently lists the exact time and place as TBD). For those who may be in the Washington area on August 5, the meeting is open to the public.

6 ottobre 2008

La sonda spaziale Phoenix della NASA ha scoperto per la prima volta la presenza di neve su Marte. Un laser a bordo di Phoenix ha individuato infatti nuvole dalle quali cade neve, che si vaporizza, però, prima di toccare il suolo.
Alcuni esperimenti hanno inoltre rilevato la presenza di bicarbonato di calcio e argilla nelle vicinanze del polo nord: ciò indicherebbe l'interazione in passato tra l'acqua e il terreno.
La NASA ha esteso la missione di Phoenix inizialmente prevista di 3 mesi fino alla fine dell'anno supposto che Phoenix sia grado di resistere fino a quel momento. L'estate marziana sta infatti terminando: il sole è sotto l'orizzonte per quattro ore a notte (mentre nei mesi precedenti non era mai calato) e di conseguenza l'efficienza dei pannelli solari diminuisce continuamente.

29 settembre 2008

Una sonda della NASA ha individuato centinaia di piccole fratture di superficie vicino all'equatore di Marte che potrebbero aver fatto da tubatura sotterranea naturale per il convogliamento delle falde acquifere miliardi di anni fa.
I geologi paragonano le fratture nei depositi di roccia arenaria su Marte alle cosiddette "fasce di deformazione" terrestri che sorgono ad opera delle falde acquifere nei basamenti sotterranei. Le fasce e le faglie influenzano molto il movimento delle falde acquifere sulla Terra e sembra che abbiano svolto lo stesso ruolo su Marte.
Le osservazioni, eseguite dal Mars Reconaissance Orbiter (MRO) della NASA, mostrano come l'acqua abbia già modificato il colore e la struttura dell'arenaria marziana lungo le fratture. La scoperta è illustrata in dettaglio online sulla rivista Geological Society of America Bulletin di questo mese in un report di Chris Okubo, geologo della U.S. Geological Survey di Flagstaff, Arizona.
Lo studio fornisce un quadro non solo dell'erosione di superficie ma anche degli effetti delle falde acquifere su tutto il pianeta. Secondo Okubo "queste strutture sono luoghi importanti per le esplorazioni future e per le indagini della storia geologica dell'acqua e dei processi legati all'acqua su Marte."

15 agosto 2008

Il video completo del dibattito presidenziale sulla questione spaziale tenutosi il 14 agosto alla Convention 2008 della Mars Society, è disponibile all'indirizzo:
http://www.marssociety.org/portal/c/Conventions/2008/Obama-McCain-Space-Debate-01.mov/view

31 luglio 2008

Il lander marziano Phoenix della NASA ha confermato l'esistenza di ghiaccio d'acqua su Marte. Il braccio robotico del lander è riuscito ad estrarre un campione di terreno e a condurlo all'interno della sonda nella camera dello strumento TEGA (Thermal and Evolved Gas Analyser) per sottoporlo ad accurata analisi. "Abbiamo acqua" ha affermato William Boynton dell'Università di Arizona, lo scienziato coordinatore di TEGA. "Avevamo avuto prove dell'esistenza di ghiaccio d'acqua prima d'oggi in osservazioni condotte dall'orbiter Mars Odyssey e poi da Phoenix ma questa è la prima volta che tocchiamo e proviamo l'acqua marziana; è qualcosa che aspettavamo da tanto tempo".
Visti gli esaltanti risultati e con la sonda in grande forma, la NASA ha annunciato che grazie ad ulteriori finanziamenti la durata della missione sarà estesa al 30 settembre, aggiungendo 5 settimane agli iniziali 90 giorni previsti. "Marte ci sta facendo delle sorprese" ha detto Peter Smith dell'Università dell'Arizona. "Siamo eccitati perchè è dalle sorprese che arrivano le scoperte".

24 giugno 2008

Gli scienziati sostengono che il lander Phoenix abbia portato alla luce dei pezzi di ghiaccio durante lo scavo di una trincea nel terreno della regione artica di Marte. Frammenti di un materiale chiaro e brillante inizialmente fotografati nella trincea sono poi scomparsi, a significare che doveva trattarsi di acqua ghiacciata poi evaporata in seguito all'esposizione all'aria, ha riferito Peter Smith dell'Università dell'Arizona in un annuncio pubblico. "Questi piccoli frammenti sono scomparsi completamente nel giro di qualche giorno e ciò è una prova evidente che si tratta di ghiaccio" ha detto Smith. "Ci si è chiesti se poteva trattarsi di sale ma il sale non può fare una cosa del genere."
I frammenti sono stati rinvenuti in fondo ad una trincea soprannominata "Dodogoldilocks" mentre il braccio robotico di Phoenix stava allargando la trincea di scavo il 15 giugno (20° sol marziano); Il 24 giugno (sol 24) erano scomparsi.
La sonda Phoenix utilizza il suo braccio robotico per estrarre campioni di terreno. Scavando in un'altra buca il braccio robotico è entrato in contatto con una superficie dura: gli scienziati sperano si possa trovare acqua allo stato solido.

23 maggio 2008

Il ghiaccio presente nel polo nord marziano sembra suggerire che Marte sia sorprendentemente più freddo di quanto si pensasse.
Un team internazionale di scienziati ha impiegato il Mars Reconaissance Orbiter per sondare il polo nord del Pianeta Rosso con radar. Le scansioni hanno rivelato che la calotta polare possiede fino a quattro strati di ghiaccio ricco di sabbia e polvere, ognuno dei quali è separato da lastre di ghiaccio puro. Questi strati di ghiaccio - spessi all'incirca 300 metri - sono il risultato di anni di intense tempeste di sabbia seguite da ere glaciali.
Inaspettatamente le scansioni radar hanno anche rivelato che l'enorme peso della calotta polare non deforma nessun sedimento sottostante. Ciò significa che la crosta al di sotto della calotta è dura, con uno spessore di più di 300 km". Per avere una crosta così spessa "Marte potrebbe essere più freddo di ciò che pensavamo" ha riferito Roger Philips, geofisico del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado. Di consequenza, qualsiasi possibile liquido presente nel sottosuolo deve essere sepolto ancora più in profondità di quanto si pensava fin'ora.
La prossima missione del Phoenix Lander, che esplorerà l'acqua ghiacciata sotto la superficie delle pianure artiche di Marte, potrebbe aiutare a gettare luce sul mistero del ghiaccio marziano.

2 maggio 2008

Un ghiacciaio ormai scomparso ma le cui tracce sono bene visibili sembra suggerire che Marte abbia conosciuto diverse ere glaciali in un suo recente passato.
Le immagini del Mars Reconaissance Orbiter testimoniano che negli ultimi 100 milioni di anni nella regione equatoriale marziana esistevano dei ghiacciai, poi scomparsi dopo il cambiamento climatico causato da sconvolgimenti sismici.
"Siamo passati dalla visione di Marte come un pianeta morto da più di tre miliardi di anni all'immagine di un pianeta vivo fino a epoche recenti", ha riferito Jay Dickson, geologo della Brown University e responsabile capo del team che ha condotto lo studio."La scoperta ha cambiato la nostra prosettiva da pianeta arido e sterile a pianeta ghiacciato ed attivo". Dickson ed altri ricercatori hanno osservato un profondo canyon che scende verso un'ampia valle e hanno scoperto depositi glaciali di rocce che segnano l'avanzamento del ghiacciaio verso l'alto del canyon, una cosa che sembra fisicamente impossibile.
La presenza in passato di ghiacciai getta ulteriore luce sulla presenza di acqua su Marte in tempi recenti dato che la pressione determinata dal peso del ghiacciaio può far sciogliere il ghiaccio.

10 marzo 2008

È stato rinvenuto quello che potrebbe essere stato il luogo adatto ad ospitare la vita su Marte, un lago ora asciutto ma che un tempo molto probabilmente riempiva un cratere.
La sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA ha catturato delle immagini ad alta risoluzione che mostrano la presenza di strati di minerali d’argilla presso il Cratere di Holden e che potrebbero essere i sedimenti di un antico lago. Questo è ciò che sostengono i ricercatori coordinati da John Grant dell'Università dell'Arizona che hanno annunciato la scoperta sulla rivista Geology.
Nel lago è stata scoperta anche la prima megabreccia da impatto osservata su Marte: enormi blocchi rocciosi che secondo gli esperti sarebbero i detriti sbalzati in aria e poi ricaduti al momento dell'impatto, presumibilmente da parte del meteorite che ha formato il cratere. “L'argilla - spiega il coautore dello studio Alfred McEwen - è un materiale che si forma in presenza di acqua, soprattutto idrotermale". Ingredienti che secondo gli esperti, in particolari condizioni di temperatura e pressione, possono innescare reazioni da cui possono nascere i mattoni della vita e che fanno dell'antico lago ora prosciugato "un ambiente potenzialmente adatto ad ospitare la vita". La forza dell'acqua, spiegano i ricercatori, avrebbe anche rotto gli argini del lago e generato quello che dalle foto sembra il letto di un torrente che scende lungo un fianco del cratere. Proprio questa 'via di fuga' osserva Grant, avrebbe svuotato il cratere dopo avere ospitato l'acqua per migliaia di anni, anche se il lago, aggiunge, si sarebbe riempito nuovamente per asciugarsi del tutto dopo alcune centinaia di anni.
Questo, aggiunge McEwen, sarebbe il posto ideale per una spedizione robotica o per una missione di andata e ritorno per la raccolta di campioni.
Questa missione potrebbe essere Mars Science Laboratory della NASA, in programma per il prossimo anno. Il Cratere di Golden è uno dei sei luoghi di atterraggio in esame.

30 gennaio 2008

L’idea che ci possa essere vita su Marte è un’idea che l’uomo porta avanti da secoli. In questi giorni è tornata nuovamente di attualità in seguito alla diffusione su internet di un dettaglio di una foto in cui sembrerebbe apparire una figura di donna. La foto – ingrandita più e più volte da qualche appassionato di astronomia – è una delle tante recentemente effettuate dal robot della NASA Spirit nel corso della missione Mars Explorer. Da internet la foto ha fatto il giro del mondo ed ha attirato l’attenzione dei media, a partire dai quotidiani inglesi Daily Mail e Times.
Secondo gli astrofili in questione il dettaglio mostrerebbe una figura femminile che prega con le mani congiunte. Con questo si assiste a ciò che è già avvenuto spesso in passato, come ad esempio nel 1976, quando Richard Hoagland, naturalista ed ex-collaboratore della NASA, affermò che le foto della regione Cydonia di Marte, riprese dal Viking I, mostravano le sembianze di un volto umano, offrendosi così come prova eloquente dell’esistenza di vita extraterrestre su Marte.
Intervistata dall’Adnkronos in proposito, la scienziata dell’Asi (l’Agenzia Spaziale Italiana) Simona di Pippo, responsabile dei Programmi di Osservazione della Terra, ha spiegato: “Che ci sia acqua su Marte non abbiamo dubbi e con i nostri radar stiamo guardando fin in profondità. Se c’è o c’è stata acqua non si può escludere che prima o poi troveremo anche forme di vita. Ma certo non credo che ci potremo ritrovare forme di vita già così evolute e glamour come questa graziosa figura femminile”.
Come nel caso delle foto del Viking I, nel corso di milioni di anni i venti marziani hanno scolpito le rocce portandole talvolta ad assumere forme strane che, agli occhi degli uomini, assumono connotati antropomorfi. Per tendenza naturale l’uomo è portato a intravedere forme familiari in oggetti casuali dandone quindi una propria interpretazione, del tutto irrealistica, come in questo caso. Ciò viene definito pareidolia, ovvero il fenomeno in cui l'illusione subcosciente riconduce oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale a forme note.